Visualizzazione post con etichetta esserci-per-gli-altri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esserci-per-gli-altri. Mostra tutti i post

venerdì 21 marzo 2008

Nuovo Mondo



«Contestualmente alla sospensione a divinis prescritta dall’autorità ecclesiastica, pubblicai finalmente il primo volume di un commento al Vangelo di Matteo, che comprende tra l’altro una dettagliata interpretazione del discorso della montagna. “Se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra. Se uno ti vuole togliere il mantello, regalagli pure la camicia. Beati gli indifesi. Beato chi promuove la pace. Sono loro i veri figli di Dio”. Ho dovuto compiere cinquant’anni prima di capire – nonostante tutte le interpretazioni fuorvianti proposte dalla Chiesa – che cosa l’uomo di Nazareth volesse dire veramente con le sue parole più preziose: finché gli uomini considereranno una cosa qualunque come loro “proprietà”, come un loro “diritto”, come il loro “patrimonio”, tutto il discorrere sulla giustizia, su diritti e doveri non creerà alcun legame tra gli uomini sulla Terra ma rischierà anzi di dividerli in nome di Dio. La pace ci sarà solo quando si guarderà il mondo non più dal punto di vista di quelli che sono qualcosa, hanno o sanno fare qualcosa, ma dalla prospettiva di chi non è niente, non ha niente e non può fare niente. Solo allora ci si accorgerà che gli uomini, tutti indistintamente, possono vivere solo dove ci sono perdono, bontà, comprensione, apertura e accettazione. Dio non è un principio di “emarginazione”, non è la giustificazione metafisica della presunzione umana, Lui è la ragione vivente della riconciliazione tra tutti gli uomini: fu questo il pensiero di Gesù, secondo tutto ciò che sappiamo di lui». 

Eugen Drewermann

domenica 9 marzo 2008

Hic et nunc

Gv 11, 1-45

In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato»...





Gesù Cristo è vita che comunica vita (Gv 11, 25-26), egli è tutto ciò che si oppone a Erode, che da morto che è, non può che nutrirsi di carogne com'è la testa d'un morto (Mc 6, 21-28). Chi si fa scudo di tradizioni e leggi e convenienze per non andare a morire con Gesù (Gv 11, 16) inaridisce e muore. A chi invece ha vita e cioè amore, capacità-volontà di donazione, sarà data vita-amore in abbondanza (Mt 13, 12) e non in un momento ancora da venire ma già da ora (Gv 10, 10; 14, 23).  "Andiamo da lui!", dice Gesù: andiamo da un vivo, non da un morto. Nel vangelo apocrifo di Filippo si legge: «Chi dice: "prima si muore e poi si risorge", sbaglia». Una vita spezzata per gli altri, una vita che si fa eucaristia, una esistenza quindi in amicizia con Gesù come è quella di Lazzaro (Gv 11, 11) e Tommaso (Gv 11,16), è vita che non muore (Gv 11, 25-26). Il cristiano non resusciterà in un futuro lontano, egli è già resuscitato in Cristo (Col 3, 1).

mercoledì 27 febbraio 2008

Via dalla Jemeinigkeit




"Incontro con Gesù Cristo. Esperienza del fatto che qui è dato un rovesciamento completo dell'essere uomo per il fatto che Gesù, soltanto «esiste-per-gli-altri». L'«esserci-per-gli-altri» di Gesù è l'esperienza della trascendenza! (...). Fede è il partecipare a questo essere di Gesù".


"Il nostro rapporto con Dio non è un rapporto «religioso» con un essere, il più alto, il più potente, il migliore che si possa pensare — questa non è autentica trascendenza — bensì è una nuova vita dell'«esserci-per-gli-altri», nel partecipare all'essere di Gesù".


Dietrich Bonhoeffer