Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria in "dialogo" con un giovane omosessuale.
Screenshots tratti da Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (1964) diretto da Stanley Kubrick.
Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria in "dialogo" con un giovane omosessuale.
Screenshots tratti da Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (1964) diretto da Stanley Kubrick.

Scritta da Thomas Merton in piena guerra fredda, destinata alla pubblicazione nel 1962, La pace nell'era postcristiana fu bandita da dom Gabriel Sortais, abate generale dell’ordine cistercense, e, a ben vedere, la censura si estendeva ben oltre il manoscritto. Toccava, secondo lo stesso Merton, il cuore di qualcosa che si può definire identità (e missione) della chiesa. Le sue prese di posizione sulla pace, anzi il semplice fatto che parlasse di pace, era bollato come "inopportuno", sovversivo, lontanissimo da ciò che ha da essere un monaco. Scrive a un amico che la sua difesa della pace era vista dall’abate come «un’odiosa distrazione, che distoglie la mente dal bambino Gesù nella mangiatoia. Strano a dirsi, nessuno sembra preoccupato dal fatto che la mangiatoia si trovi direttamente sotto la bomba».
La decisione rifletteva - si legge nell'epistolario - «una sbalorditiva incomprensione della gravità dell’attuale crisi dal lato religioso. Riflette un’insensibilità verso i valori cristiani ed ecclesiastici e verso il vero significato della vocazione monastica. La ragione addotta è che questo non è il tipo di lavoro adatto a un monaco e che ‘falsifica il messaggio monastico’. Pensa un po’: il pensiero che un monaco possa essere abbastanza preoccupato dalla questione della guerra nucleare da esprimere una protesta contro la corsa agli armamenti dovrebbe gettare la vita monastica nel discredito. Caspita, io penserei che potrebbe forse salvare un ultimo briciolo di reputazione per una istituzione che molti considerano morta in piedi… Questo è veramente l’aspetto più assurdo dell’intera questione, che queste persone insistono a scavarsi la fossa e a ergervi sopra la più monumentale pietra tombale».
Per Merton volgersi verso il mondo e prendere una posizione decisa contro la guerra è assolutamente necessario. Ne va del Vangelo. Trattasi quindi di dovere autenticamente monastico.
«La vitalità della chiesa dipende proprio dal rinnovamento spirituale ininterrotto, continuo e profondo. Ovviamente questo rinnovamento deve esprimersi nel contesto storico e richiederà una vera comprensione spirituale delle crisi storiche, una valutazione per quanto riguarda sia il loro significato intimo, sia la crescita umana e la promozione della verità nel mondo dell’uomo: in altre parole, l’istituzione del ‘regno di Dio’. Si suppone che il monaco sia in sintonia con la dimensione spirituale intima delle cose. Se egli non sente e non dice nulla, il rinnovamento interiore sarà complessivamente in pericolo e può essere reso completamente sterile.
Queste menti autoritarie credono tuttavia che la funzione del monaco non sia quella di vedere o sentire nessuna nuova dimensione, ma semplicemente quella di sostenere punti di vista già esistenti, proprio nella misura in cui e perché essi sono definiti per lui da qualcun altro. Anziché essere all’avanguardia, egli è dietro, con le vettovaglie, a confermare tutto ciò che è stato fatto dai funzionari, Il ruolo del monaco nel rinnovamento del contesto storico diventa allora semplicemente quello di confermare il proprio totale sostegno alla burocrazia. Egli non ha allora altra funzione, tranne forse quella di pregare per quello per cui gli è stato detto di pregare: cioè, gli scopi e gli obiettivi di una burocrazia ecclesiastica. Il monastero come concetto di ‘dinamo’ risale a questo. Il monaco esiste per generare un potere spirituale che giustificherà, di volta in volta, la già stabilita giustezza dei funzionari sopra di lui. Egli non deve assumere in nessun caso e in nessuna circostanza un ruolo che implichi qualche forma di spontaneità e originalità. Deve essere un occhio che non vede nulla, tranne ciò che è attentamente scelto che egli veda. Un orecchio che non sente nulla, tranne ciò che è vantaggioso per I dirigenti che egli senta. Sappiamo ciò che Cristo disse a proposito di simili orecchi e di simili occhi». (dall’epistolario)
Una buona parte degli amici non monaci di fra Louis, quelli di cui si fidava e a cui queste lettere erano indirizzate, non comprendevano come riuscisse a conciliare fedeltà ai propri superiori e fedeltà alla voce dello Spirito.
«Non ho nessun obbligo di formare il mio pensiero e la mia coscienza secondo le rigide direttive di dom Gabriel. Accetterò certamente e obbedirò alla sua decisione, ma mi riservo il diritto di dissentire da lui». (dai diari)
«Non posso lasciare questo luogo per protesta, perché il senso di ogni protesta dipende dal mio restare qui». (dai diari)
Il manoscritto non rimase chiuso in un cassetto, Merton lo fece circolare privatamente utilizzando ogni mezzo consentito per mandare copie del suo lavoro ad amici e a possibili sostenitori (una copia fu inviata a Ethel Kennedy, cognata del presidente).
«Il materiale ciclostilato può essere fatto circolare senza censura. Questa è la pratica comune …. Per quanto riguarda la circolazione privata, questo non è affare del censore …. La circolazione di un paio di centinaia di copie ciclostilate non costituisce pubblicazione». (dall’epistolario)
Ufficialmente, per quanto riguarda la chiesa, il libro semplicemente non esisteva.
«L’egoismo e la parzialità sono qualità molto vili e disumane, anche nelle cose di questo mondo; ma nelle dottrine della religione sono di natura ancor più vile. E questo è il male più grande che abbia prodotto la divisione della Chiesa: essa fa nascere in ogni comunità un’ortodossia egoistica e parziale che consiste nel difendere coraggiosamente ciò che essa ha e nel condannare tutto ciò che essa non ha. E così ogni loro campione viene allenato alla difesa della loro verità, della loro dottrina e della loro Chiesa e ha il massimo merito e il massimo onore solo colui che apprezza e difende tutto nella sua comunità, e non tralascia di criticare nulla in tutti coloro che appartengono a una comunità diversa. Orbene, difensori come questi non fanno forse un gran danno alla verità, alla bontà, all’unione e alla religione? (…) Se chiedete perché anche i migliori tra i cattolici sono molto schivi dal confessare la validità degli ordini della nostra Chiesa, ciò avviene perché hanno paura di rimuovere dalla Riforma ogni odiosità. Se chiedete perché nessun protestante sfiora mai l’argomento del beneficio o della necessità del celibato per coloro che si sono staccati dalle cose del mondo e predicano il Vangelo, ciò avviene perché far questo sembrerebbe un voler sminuire l’errore cattolico di non ammettere il matrimonio per il suo clero. Se chiedete perché anche i più degni e pii fra gli ecclesiastici della Chiesa anglicana temono di affermare la sufficienza della Luce divina, la necessità di cercare solo la guida e l’ispirazione dello Spirito Santo, ciò avviene perché i quaccheri che hanno rotto con la Chiesa hanno fatto di questa dottrina la loro pietra angolare. Se noi amassimo la verità come tale, se la ricercassimo per se stessa, se amassimo il prossimo nostro come noi stessi, se con la nostra religione non cercassimo altro che di essere graditi a Dio, se ugualmente desiderassimo la salvezza di tutti gli uomini, se avessimo paura dell’errore solo a causa della sua natura nociva a noi e ai nostri fratelli, allora niente di questo spirito potrebbe trovar posto in noi».
William Law, settecentesco mistico anglicano
«Se le Chiese non prendono sul serio i popoli crocifissi, non sanno di cosa parlano quando fanno prediche sulla croce, sul Cristo crocifisso e sulla Resurrezione. Se non prendiamo in considerazione come fondamentale il problema dei poveri e dei miserabili del mondo, nelle nostre riflessioni e nella nostra pratica cristiana, non salveremo il cristianesimo dal cinismo e ratificheremo la sua irrilevanza storica. L'opzione di Dio per gli emarginati si oppone frontalmente alla logica attuale di esclusione della società mondiale. Dio ha incluso tutti, cominciando dagli "ebrei" di tutti i popoli, ossia dai condannati della terra. (...) Il nostro Dio è un Dio che si è incarnato nella storia e che si è abbassato doppiamente. In quanto Dio che si è fatto uomo e in quanto uomo che si è fatto povero e oppresso, è sceso fino alla condizione più umile per un essere umano. Questo non è l'unico luogo di incontro ma è un luogo privilegiato; se si prescinde da questo, gli altri luoghi di incontro diventano problematici. (...) Certamente molti diranno: siamo così pochi, come possiamo trasformare le relazioni mondiali? Come renderemo vitali le nostre rivoluzioni molecolari? Per questo il cristianesimo ha una parola. Ha una forza segreta nei piccoli, purché siano autentici. Il Messia liberatore è stato definito come "rifugio dell'umanità" (Is 53,3). Ed è stato tramite lui, secondo il credo cristiano, che si è realizzato per noi il senso dell'universo».
Leonardo Boff, ex frate francescano e teologo della liberazione