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domenica 16 marzo 2008

Carisma

Mt 26, 14-27, 66




L'enfatica mondana accoglienza del Cristo in Gerusalemme che muta presto in gaio corale rifiuto richiama alla mente l'empatia dello spettatore per l'eroe buono, sempre disprezzato, sempre solo nella sua pena. Empatia solo cinematografica che non ha un seguito nella concretezza della vita. Ci si compiace dell'allegrezza del furbo, ci si fa beffe della bontà del buono. Ci sgomenta la malattia del malato, si biasima la povertà del povero. Il rifiuto del Dio debole e croficisso dilaga endemico. Malattia massificante e massificatrice che tradisce, magari con un bacio, la verità che si fa nel tempo, l'amatevi come io vi ho amato, verità che non nasconde illusoriamente la pena dell'uomo né quella di Dio.

venerdì 7 marzo 2008

No War: Ama il tuo nemico




Ama il Tuo Nemico. Fotogrammi tratti da Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e The 1962 India China War

lunedì 3 marzo 2008

Castità




La castità che è via per praticare l' "amatevi come io vi ho amato" (Gv 13, 34) e non il castrante, limitatissimo "ama il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18), può conoscere nella nostra vita emotiva e psichica interfenze (esempio ne è l'erotismo sognato, sublimato di cui ogni essere umano fa esperienza), non conflitti. I quali si verrebbero a creare, offendendo gravemente il Regno di Dio che c'abita, qualora chiudessimo la porta all' "amatevi come io io vi ho amato" che s'esplica nella realtà sempre mutevole della vita in gesti concreti: l'offerta di sé in cui consiste una carezza, un bacio, un abbraccio — la samaritana resa di sé a Dio nell'altro, l'amore senza concupiscenza (Lc 10,25-37). L'affettività che ci sorride, l'affettività redenta o in via di redenzione è sorella della castità, è figlia dell'amore. Amore che è metànoia, sofferto felice transito dalla coscienza alla veglia. Amore che è risveglio alla precarieta' dell'altro, che è sempre indigente, sempre povero in quanto sempre bisognoso d'amore.