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sabato 1 marzo 2008

Con i Tuoi occhi

Gv 9, 1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?»...





"Se le porte della percezione — scriveva William Blake — fossero purificate tutto apparirebbe come è, infinito", eppure una fede della capacità d'un granello di senapa sana, abilita a vedere che finitezza, limite e debolezza — ciò che la croce frontalmente afferma — sono scelti, assunti da Dio. Il quale è attratto dal malato perché malato: bestemmia questa, per il fariseo d'ogni tempo che vede peccato, colpa laddove c'è dolore, ferita, che non può vedere-credere che Dio ami l'uomo così com'è.

sabato 23 febbraio 2008

Abbà

Giovanni 4, 5-42


Giunse pertanto a una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua...





Alla samaritana che chiede se il vero culto abbia il suo centro a Gerusalemme o sul monte Garizim Gesù risponde che "è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre". Il dio preservato nelle proposizioni del Concilio di Trento non è l'Abbà di Gesù. Solo il cuore e quindi l'intenzione pura o gratuità è gradita a Dio e non sacrifici e penitenze. Gesù ci vuole liberi dalla Legge, ci chiama all'Amore, "il Padre cerca tali adoratori", figli amici amanti e non mercenari. Amore da accogliere e non da meritare attraverso l'osservanza di precetti. "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Collaborare alla cura dei fratelli è vero spirito di preghiera, amare con Dio l'altro uomo, amare come Dio ama. E Dio non va adulato ma amato.